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01 2026

Le cose si rompono

Donne* nella tecnologia che spaccano computer e preconcetti

Aileen Derieg

Traduzione e note a piè di pagina a cura di Lavinia Marziale

“Incoraggiamo le donne a spaccare i computer e poi a rimettere insieme tutti i pezzi.
Preferibilmente con un’installazione migliorata.”
[i]


Spazio libero, Accesso libero, Software libero

A un certo punto, intorno alla metà degli anni Novanta, la comunicazione elettronica è stata scoperta come mezzo utile per l’attivismo e l’organizzazione presso gruppi di sinistra, progressisti, alternativi. Il primo ostacolo era ottenere l’accesso a questo strumento, e allo stesso tempo c’era grande consapevolezza della necessità di mantenere il controllo, si esprimevano preoccupazioni in varie discussioni sul pericolo del monitoraggio delle comunicazioni elettroniche. Per persone con affiliazioni accademiche era possibile ottenere un indirizzo email attraverso l’università, ma ciò voleva dire poter leggere le email solo all’università. Con la popolarità crescente delle email, questo voleva dire sempre più spesso: leggere le email con la persona in coda dopo di te che ti respira sul collo e ti legge da sopra le spalle. Inizialmente, servizi liberi/gratuiti come Hotmail offrivano un’alternativa accogliente e indipendenza dalle strutture universitarie e gli Internet caffè hanno iniziato a spuntare fuori nelle città di tutto il mondo. Tuttavia, questo garantiva l’accesso a coloro che avevano già un po’ di familiarità con le email e potevano permettersi di pagare i prezzi richiesti dagli Internet caffè.

ASCII (Amsterdam Subversive Code for Information Interchange)[1] è stato fondato alla fine degli anni Novanta in un edificio occupato ad Amsterdam, con l’intenzione esplicita di andare incontro al crescente bisogno di libero accesso e controllo sugli strumenti: «ASCII è un internetworkspace no-profit basato su software libero. Cerchiamo di dimostrare che c’è più di M$ Windows e di convincere l* compagn* attivist* che usare software prodotti dalla più grossa azienda multinazionale del mondo è un male. ASCII è cominciato nel 1999 in un edificio occupato a Herengracht. Il nostro obiettivo principale a quel tempo era fornire un indirizzo email a tutte le persone che occupavano. Adesso, usare le email e il web è così comune che potremmo stabilire dei nuovi obiettivi: portare Internet nei campeggi attivisti, ospititare siti web per organizzazioni che non sono benvenute altrove e facilitare l’uso di Internet per attivist*. […] Pensiamo che Internet dovrebbe essere accessibile a chiunque e che la censura fa schifo. La violazione della libertà di parola, la privacy[2] e l’iper-commercializzazione della rete sono già problemi enormi. Di questo passo la rete sarà presto un gigantesco cartellone pubblicitario dove le multinazionali spacciano bei divertimenti puliti e per tutte le famiglie del mondo. A meno che non ci mettiamo in mezzo noi! Speriamo che gli elementi sovversivi di questo mondo continuino a infiltrare la rete»[ii] . All’epoca, la scena squatter di Amsterdam aveva chiaramente bisogno del suo Internet caffè, ASCII divenne presto un posto popolare per controllare le email, incontrare persone affini e fare socialità, e, ancora più importante, per imparare, sviluppare e praticare preziose competenze tecniche.

Fin dall’inizio, ASCII ha basato la sua offerta di accesso libero sull’utilizzo di Software Libero e hardware riciclato, sottolineando la libertà dalle aziende multinazionali e dal consumismo come scelta politica. Usavano il sistema operativo Linux perché “l’informazione non può essere libera se il software che ti serve per averla non lo è!”[iii] GNU/Linux è un sistema operativo libero e open source basato sul kernel Linux. Software libero non vuol dire necessariamente libero da costi, ma come spiega Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation[iv], si tratta di “libero come la libertà di parola, non come la birra”, una libertà politica e non di prezzo. A quel tempo Linux era generalmente visto come un campo arcano, che attraeva solo le persone geek. Ciononostante, l’idea della condivisione di conoscenze e competenze che è il cuore del movimento Software Libero / Open Source, si adattava perfettamente agli obiettivi di ASCII, che divenne presto un luogo di ritrovo per hacker esperti e newbies [novellini, ndt] di Linux.

Chi sono le persone che hanno reso ASCII il centro importante che è stato? Dalla loro auto-definizione: «ASCII è un gruppo internazionale di iconoclastx, geek, tecno-terroristx, squatter, eco-guerrierx, anarchicx, tecno-beduinx, rasta, elettro-niabinghi etc, che hanno unito le forze. A causa del caos altamente raffinato della sua (dis)organizzazione, il collettivo ha una struttura aperta che si basa su input volontari.» E verso la fine degli anni Novanta, alcune erano donne.


HOWTO — oppure no

Quello che le donne coinvolte in ASCII avevano in comune era, prima di tutto, il fatto che la maggior parte non era di provenienza olandese. Tutte si dedicavano con passione e idealismo a diversi problemi individuali e movimenti per rendere il mondo un posto migliore. Anche se non tutte avevano un background tecnico, l’utilità delle email e di Internet per mantenere contatti in tutto il mondo, e anche per l’attivismo, erano immediatamente ovvie a tutte. Inoltre, Linux e l’approccio di sviluppo del Software Libero, basato su uno sforzo collaborativo di gruppo, corrispondevano alle loro esperienze nelle reti di donne, nei contesti femministi, e s’intrecciavano bene con gli altri lavori che già facevano.

Il Software Libero è stato connesso alle strategie femministe nel corso di incontri, mailing list e scambi tra donne[v], ma mentre la percentuale di donne nell’informatica è generalmente più bassa della percentuale di uomini, nel Software Libero le donne sono ancor meno rappresentate, con percentuali di sviluppatrici femminili bassissime, dallo 0,5 all’1,5%[vi]. Il perché è stato spesso oggetto di caldi e a volte corrosivi dibattiti online[vii] e, più seriamente considerato e discusso, in alcune conferenze[viii]. Nello stra-citato manuale “HOWTO Encourage Women in Linux”[ix], Val Henson descrive un ampio spettro di atteggiamenti e situazioni che scoraggiano le donne nell’informatica in generale, e in particolare in Linux, che vanno da uno spudorato sessismo misogino all’abrasività di una competizione spietata per uno status e un riconoscimento delle proprie prestazioni di programmatrice, fino alla disperazione solitaria: «[…] spesso, le persone più ansiose di avere più donne in Linux sono anche le persone che più rischiano di farle andare via accidentalmente. Spesso gli uomini che vogliono più donne in Linux soltanto per avere più possibilità di trovare una fidanzata finiscono col comportarsi in modi che invece le mandano via!»[x]. La sezione “Da fare e Da non fare” del manuale riflette le esperienze di donne di ogni parte del mondo con i Linux User Group (LUG), e altri incontri di programmator/ici e sviluppator/ici. Le esperienze delle donne che diventarono parte di ASCII erano simili alle esperienze di altre donne in contesti simili dagli anni Novanta a oggi. Quello che rende queste esperienze ancora più difficili da affrontare è che in un contesto come ASCII, con obiettivi e ideali condivisi e una cultura DIY[3], non si tratta di “uomini” (in senso astratto, generalizzato) vs “donne” (ugualmente astratto, generalizzato). Al contrario, le persone coinvolte possono essere amicizie, compagnx, amanti, rivali, peer[4] in una rete complessa di relazioni e costellazioni mobili.

Poiché condividevano gli obiettivi e gli ideali di ASCII, poiché questi erano importanti per loro, le donne che cominciavano ad essere frustrate dal mancato incoraggiamento propagato nel manualetto di Henson non se ne andarono via; decisero invece, nello spirito del Software Libero, di modificare l’organizzazione affinché si adattasse ai loro bisogni. Cominciarono a incontrarsi intenzionalmente come sottogruppo di donne, per condividere le une con le altre alcune capacità che avevano acquisito, per aiutarsi e incoraggiarsi a sviluppare più a fondo le loro capacità tecniche e conoscenze. Un’attenzione speciale fu data fin dall’inizio all’hardware: «L’hardware è tangibile, reale e visibile. Facile lavorarci, accessibile. Tuttx possono farlo, non c’è bisogno di aver ricevuto lezioni o avere alcun tipo di esperienza per smontarlo e rimontarlo. Lavorare con l’hardware è divertente e fa accendere la scintilla dell’eureka in quasi tutte le persone che hanno seguito uno dei nostri corsi di hardware! Conoscere l’hardware dei computer, riuscire a visualizzare i dispositivi e rimettere un po’ di vita nel gergo è essenziale per la continua crescita delle ICT»[xi]. L’idea ha fatto presa e ha cominciato presto ad attirare altre donne, e dal gruppetto di donne dell’ASCII si è sviluppata una sorta di identità di gruppo, che nel novembre 1999 si è data un nome: Gender Changer Academy.


Genderchanger

Cos’è un genderchanger [letteralmente “modificatore di genere”, ndt] ? “Non ci siamo inventate questo termine, lo stiamo riutilizzando. L’industria tecnologica l’ha creato. Tecnicamente e letteralmente, un genderchanger è una parte del computer […]. è un adattatore che cambia il “sesso” di una porta. Le porte con le pins sono dette maschili, le porte coi buchi sono dette femminili. Nella situazione in cui due pezzi di hardware hanno la stessa porta, interviene un adattatore a rendere la connessione possibile. Ci stiamo riappropriando del termine per designare una persona interessata agli aspetti genderizzati della tecnologia.”[xii]

I principi fondativi della Gender Changer Academy (GCA) erano complessivamente gli stessi di ASCII: un’enfasi sull’hardware riciclato, il Software Libero e l’accesso per tuttx. Eppure a questi principi di base si aggiungeva l’attenzione alle donne e alla tecnologia: «Usando e insegnando a usare il Software Libero e Open Source abbiamo più libertà e controllo sul nostro lavoro e sui nostri progetti, qualsiasi cosa facciamo, che sia attivismo, arte o tecnologia o una combinazione di tutte queste. […]  Crediamo che per essere indipendenti dagli esperti e dalle cosiddette figure di autorità, devi essere autodidatta e DIY. Riparare la tua bicicletta, la tua macchina, il tuo computer. In realtà le donne sono già molto tecniche. Usano macchine da cucire, tessono, lavorano a maglia e all’uncinetto (è proprio il tessere che ha portato ai primi programmi per computer). Ci saranno delle barriere di comunicazione, una buona metafora per le ICT[5]. Diventeremo Tenaglie dell’Informazione e della Comunicazione per spezzare queste barriere.»[xiii]

Il sito web originale della GCA era modellato sul sistema di file Unix, con l’intenzione di offrire un’introduzione al sistema di file che fosse più accessibile che leggere pile di aridi manuali di computer. «Abbiamo costruito la struttura di link del nostro sito nella maniera in cui è tipicamente organizzato l’arborescenza delle carte Linux. Su ogni pagina puoi leggere informazioni tecniche (in caratteri tipografici) sulla cartella dello stesso nome nell’arborescenza Linux, a cosa serve. Il contenuto di ogni pagina contiene o rimanda a siti di gruppi reali, eventi e così via. […] Se vuoi imparare di più sulla struttura dei file: leggi le informazioni in caratteri tipografici. Se vuoi imparare di più sui [fine] gruppi puoi cercare in /bin e /usr/bin.»[xiv] Stabilire connessioni tra conoscenza tecnica e esperienze familiari della vita quotidiana — soprattutto le esperienze delle donne — in una maniera creativa, è sempre stata la firma del modus operandi di GCA.

Mano a mano che i corsi di hardware della GCA e le sessioni di condivisione di conoscenze diventavano una presenza regolare, l’Internet boom del nuovo millennio ha portato a una rapida crescita e allo stesso tempo al rafforzamento delle reti di donne, e la GCA si è presto connessa ad altri gruppi e organizzazioni, come Haecksen[xv], le membre del Chaos Computer Club[6], le cyberfemministe di Old Boys’ Network[xvi], e altrx. I principi e i metodi di lavoro della GCA attiravano parecchie donne con esperienze simili, provenienti da altri contesti, altri posti, perciò alcune di queste provarono a dare vita a gruppi locali della GCA in città come Londra, Toronto, Philadelphia e la Bay Area [San Francisco, ndt], oppure a iniziare gruppi simili.

Per le donne coinvolte in questi progetti, le ragioni per cui questi altri gruppi non erano sostenibili rappresentano tuttora una domanda aperta e frustrante, pur essendo passati diversi anni. Sembra che le condizioni specifiche da cui è emersa GCA ad Amsterdam non possano essere riprodotte apposta. Anche in altre grandi città europee può essere difficile trovare più di tre o quattro donne che condividono un interesse sia per le tecnologie che per spazi esclusivamente femminili. Soprattutto il principio dell’esclusivamente femminile si è rivelato spesso controverso e a volte dolorosamente divisivo. Inoltre, anche se si può tirare su un piccolo gruppo con delle forti convinzioni condivise, c’è comunque bisogno di uno spazio per incontrarsi e lavorare insieme. A posteriori, le condizioni che si davano ad ASCII appaiono cruciali: un gruppo relativamente coeso è riuscito a formarsi sulla base di esperienze condivise e un desiderio di cambiare le condizioni per adattarle alle proprie esigenze, e che fin dall’inizio è anche stato in grado di fornire al gruppo uno spazio in cui crescere.


In tutta Europa

Una delle donne che ha fatto parte dei primi corsi della GCA era un’amministratrice di sistemi informatici di Zagreb, interessata all’idea di organizzare corsi simili in Croazia. Invece di fondare un capitolo della GCA a Zagreb, grazie alle sue connessioni e in cooperazione con le Gender Changer di Amsterdam, ha sviluppato una nuova forma: l’Eclectic Tech Carnival[xvii]. Il nome viene dalla sezione “/etc” del sito delle Gender Changer (perciò Eclectic Tech Carnival viene abbreviato in “/etc”), che secondo la sua descrizione contiene “ogni sorta di configurazioni per computer e robe di socializzazione”[xviii]. Nel sistema di file Unix, la cartella /etc contiene «tutti i file di configurazione importanti per il tuo computer e le connessioni di rete (hostname, host, network), user (group), mail (mail.rc) e rc.config e la cartella init.d con gli script di inizializzazione»[xix]. Quest’idea della configurazione sia dei computer che della socializzazione per stare in rete avrebbe costituito il principio base per un incontro intensivo di tre giorni con laboratori, discussioni e sessioni di hacking da e per le donne: il primo Eclectic Tech Carnival si è svolto a Pula, in Croazia, nel 2002.

Con il cambio di luogo e il passaggio dall’offerta di corsi alla ricerca attiva di più donne da coinvolgere, tuttavia, alcune presupposizioni inconsce cominciarono a farsi chiare. In una prospera città dell’Europa occidentale come Amsterdam, scegliere di vivere nell’ambiente squatter e usare hardware di riciclo e software libero è solitamente (anche se non sempre) una vera e propria scelta. Questa scelta esiste sempre nel contesto di una infrastruttura urbana ben funzionante e l’hardware è abbandonato così spesso non perché difettoso o non più utilizzabile, ma semplicemente per fare spazio a modelli più nuovi e potenti, perciò si trovano materiali sufficienti per ogni sorta di progetti. Non era necessariamente lo stesso in una regione che si stava rimettendo in sesto dopo una guerra brutale, e l’entusiasmo per un approccio sviluppato specificamente nel contesto della scena squatter di Amsterdam potrebbe facilmente essere scambiato per una sorta di progetto missionario, che si svolge in un contesto diverso sotto condizioni diverse. Fin dall’inizio, la diversità di provenienze e lingue parlate (con vari livelli di competenza) tra le Gender Changer e poi tra tutte le donne che parteciparono a /etc, è sempre stata fonte di potenziali conflitti e incomprensioni, ma anche una delle più grandi forze del gruppo. I tre giorni intensivi passati a Pula sono stati comunque abbastanza d’ispirazione da motivare due partecipanti dalla Grecia suggerire di fare l’/etc seguente ad Atene, nel 2003. Così è nato uno schema che continua fino ad oggi: dopo Atene nel 2003, /etc nel 2004 si è svolto a Belgrado, Serbia; /etc 2005 a Graz, Austria; /etc 2006 a Timisoara, Romania; /etc 2007 a Linz, Austria; mano a mano che le donne che partecipavano da altri posti si sono sentite motivate a portare /etc dove vivono e lavorano. I contatti, le discussioni, il sostegno e l’incoraggiamento reciproco si mantengono tra un incontro  e l’altro attraverso mailing list, siti web e IRC[7].[xx]

Anche se il modello di base per la kermesse  (che nel frattempo era arrivata a durare cinque giorni) rimane perlopiù lo stesso : corsi veloci sull’hardware, laboratori di software e dimostrazioni di software Libero e Open Source, mix di lavoro tecnico serio e divertimento leggero. Allo stesso tempo ogni sede ha anche posto rispettivamente una serie di difficoltà da affrontare. Ad esempio, l’assenza totale di infrastrutture pre-esistenti a Timisoara — a un certo punto ci chiedevamo persino se avremmo avuto l’elettricità — ha portato a uno sforzo enorme da parte del gruppo di organizzator/ici internazionali in cooperazione con il gruppetto organizzativo in Romania per assicurarci la fattibilità dell’Eclectic Tech Carnival. Con il successivo /etc in Linz, l’eccellente infrastruttura a disposizione e i limitati fondi a disposizione fecero nascere dei problemi completamente diversi. Una preoccupazione che si esprime molto oggi è che l’Eclectic Tech Carnival deve fare molta attenzione ad evitare la “festivalizzazione”, una situazione gerarchica di presentator/ici invitatx e pagatx e delle “consumatrici” paganti, così da non perdere l’intenzione originale di condividere conoscenze e imparare insieme.


Le conoscenze passano le frontiere, le donne e gli strumenti no

Per preparare l’Eclectic Tech Carnival a Linz, si è formata una “alleanza” tra donne di servus.at[xxi], il server artistico indipendente di Linz, dallo Stadtwerkstatt[xxii], un centro culturale e artistico indipendente, e da MAIZ[xxiii], un’organizzazione autonoma di e per donne migranti nella regione dell’Austria settentrionale. Specialmente il coinvolgimento di MAIZ ha lanciato un segnale importante: lo scopo dell’Eclectic Tech Carnival, radicato negli ideali originali della Gender Changer Academy, è sempre il principio guida. Nello specifico, lo scopo di creare una situazione in cui le donne possono acquisire le capacità e gli strumenti che desiderano e di cui hanno bisogno per realizzare meglio i loro scopi, per il cambiamento sociale, politico ed economico, poco importa da dove vengono o quali lingue parlano.

Espandere gli ideali di un piccolo gruppo di donne di un centro occupato di Amsterdam a un contesto internazionale, vuol dire comunque trovare soluzioni non soltanto alle incomprensioni e alle aspettative conflittuali, ma anche a impedimenti burocratici e politici. Uno degli ostacoli più frustranti è rappresentato dalle restrizioni di movimento che impediscono a collaboratrici a distanza di incontrarsi faccia a faccia come avvenne per una delle principali organizzatrici dell’/etc di Belgrado cui non è stato permesso di viaggiare fino a Madrid per un incontro di preparazione. Le restrizioni di viaggio che si applicano ad alcune regioni, e non ad altre, creano condizioni diseguali proprio per quelle donne che stanno cercano di “livellare il terreno”.  Quando sono state aperte le registrazioni per /etc 2007, a Linz, sono arrivate più di venti domande dall’Africa, soprattutto da Etiopia e Ghana. Dopo aver chiarito che si trattava di uno sforzo completamente volontario, che /etc non aveva alcun tipo di fondo per coprire i costi di viaggio,  soltanto due donne, che  dovevano comunque fare domanda per un Visto d’ingresso in Austria nel cuore della Fortezza Europa,  sono riuscite a ottenere una sponsorizzazione per i costi di viaggio. Le organizzatrici nel leggere la “dichiarazione di responsabilità”,  necessaria per poter presentare la domanda per ottenere il Visto, ne compresero le implicazioni e si ritrovarono nella scomoda posizione di dubitare delle motivazioni e dell’affidabilità di una potenziale partecipante. Tutto ciò era opposto allo spirito e all’intenzione dell’Eclectic Tech Carnival e contrario alle convinzioni personali delle stesse organizzatrici. Superare questi impedimenti burocratici ha richiesto una comunicazione intensa, estesa e cooperativa tra le organizzatrici locali e internazionali e le potenziali partecipanti; uno sforzo che è stato “ricompensato” dal fatto che una sola persona è riuscita a ottenere un Visto per partecipare all’Eclectic Tech Carnival. Un’altra donna, che voleva tenere un laboratorio con unx collega, alla fine non è riuscita a farcela. Nel corso delle continue collaborazioni online tra varie frontiere nazionali, non era venuto in mente a nessunx che una donna di Sarajevo, che lavora con un’altra donna che si trova a Zagreb, per viaggiare fisicamente aveva bisogno di un Visto e quando ciò è diventato chiaro, era troppo tardi.

Nel corso dei vari laboratori a Linz ci sono state discussioni sul fatto che l’hardware scartato in certi posti era urgentemente necessario in altri. A questo punto, attraversare frontiere geopolitiche non sembra più facile per la strumentazione necessaria che per le donne che hanno bisogno di questi strumenti. Il flusso di comunicazione ininterrotto attraverso tutte le barriere linguistiche non fa che evidenziare l’assurdità frustrante di questi ostacoli.

Alla fine, per comprendere cosa ha significato per alcune donne partecipare gli scopi e gli ideali della Gender Changer Academy che sono passati all’Eclectic Tech Carnival è utile la testimonianza di una donna di MAIZ che ha partecipato a un laboratorio per imparare a ridimensionare un cavo UTP. Qualche settimana prima le serviva un cavo più lungo, ma l’uomo  cui aveva chiesto aiuto le aveva detto che era “complicato” e aggiunto che al momento non aveva tempoc, perciò lei stava ancora aspettando il cavo. Dopo il laboratorio è uscita tenendo in pugno il suo nuovo cavo e ha annunciato trionfante, “Posso farlo da sola: ora sono potente!”.


Con rispetto e gratitudine alle Gender Changer: Donna, Tali, Sara, Kristina, Sisi.


Nota dell’autrice: anche se mi prendo piena responsabilità per tutte le conclusioni e interpretazioni della storia e dello sviluppo di GCA e /etc, è certo che questo articolo non avrebbe potuto essere scritto senza le donne che sono state disposte a condividere le loro storie e riflessioni. Ringraziamenti speciali per le discussioni, i commenti e le correzioni ad Amaia Castro, Reni Hofmüller, Donna Metzlar, Ivana Pavic, Ushi Reiter, Taliesin Love Smith, Jo Walsh.


Pubblicato in: FEMMINISTE COL BOT, DWF (142) 2024, 2, https://www.dwf.it/rivista/femministe-col-bot-dwf-142-2024-2/

 

[1] Codice Sovversivo per l’Interscambio di Informazione ad Amsterdam. L’acronimo inglese fa riferimento a uno standard statunitense per la codifica di numeri, lettere, simboli in codice binario (una serie di 0/1).

[2] Questo anglicismo è ormai corrente in italiano. Invitiamo a riflettere sulle possibili scelte di traduzione per esplorarne le connotazioni personali&politiche, ad esempio: intimità, anonimato, confidenzialità.

[3] In inglese si legge D-I-Y e sta per Do It Yourself, cioè “fallo da sola”. Un acronimo simile è DITO = Do It TOgether, “fatelo insieme”.

[4] colleghe/i, ma anche, in generale, persone che stanno in relazione da pari a pari in un sistema complesso (e.g. in accademia, oppure in una rete informatica)

[5] In italiano TIC, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione

[6] Conosciuto anche come CCC, nella sua forma abbreviata. Si tratta della più importante rete hacker tedesca, che si riunisce ogni anno in un “congresso” che attira migliaia di persone da tutta Europa e oltre.

[7] Internet Relay Chat: un sistema di chat online ancora ad oggi in uso dagli anni Novanta.

 

[v] Cf. Aileen Derieg, “Kommunikationstechnologien: Nutzen – benutzen – ausgenutzt?”, in: Der Apfel. Rundbrief des Österreichischen Frauenforums Feministische Theologie, Nr. 47, February 1999, 4-5 (http://eliot.at/Texts/ICT_for_femtheologians.html); vedere anche ulteriori discussioni sviluppate in connessione al Forum Femminista Europeo: http://europeanfeministforum.org/spip.php?article96&lang=en

[vi] Fernanda Weiden, “Women in Free Software”, Groklaw, September 11, 2005: http://www.groklaw.net/article.php?story=20050911153013536

[vii] Per alcuni esempi vedere la sezione Commenti qui: http://linux.slashdot.org/article.pl?sid=06/07/29/1444223 o qui: http://www.devchix.com/2007/06/09/let%E2%80%99s
-all-evolve-past-this-the-barriers-women-face-in-tech-communities/
. In quest’ultimo esempio, commenti insultanti, osceni e minacce sono state rimosse dall’autor.

[viii] Ad esmpio la Wizards of OS conference, 14 – 16 September 2006, Berlin: “Will the future of free software be non-Western, user-driven and female?”: http://www.wizards-of-os.org/programm/panels/rules
_amp_tools_of_freedom/the_future_of_free_software.html

[xi] “Why a hardware course?”: http://genderchangers.org/faq.html

[xvii] Cf. Reni Hofmüller, “Do It Together”, in: Anschläge Juli/August 2007; http://drupal.eclectictechcarnival.org/node/671